
L’uomo al tuo fianco impugna la pistola e tu – consapevole di avere solo pochi secondi prima del colpo – chiudi gli occhi. Rivedi tutto: i tuoi denti sfregano tra loro come tutte quelle volte in cui il peso della fatica ti ha obbligato a stringerli, e a chiudere i pugni. Come se tutto te stesso potesse aggrapparsi a qualcosa, pur di non sprofondare.
Tra pochi attimi partirà il colpo e allora sarà davvero finita. Tremi, tremi, tremi. Rimpiangi ?
Il colpo parte nel silenzio, come un fuoco d’artificio sparato troppo presto. O troppo tardi. Ed è davvero finita, l’attesa. Apri gli occhi – la scia rossa della pista – e inizi a correre. Perché correre è sempre stato la tua vita, correre ti getta lo spazio e il tempo alle spalle: correre ti fa guardare in faccia il futuro, che si tratti o meno di poche decine di metri di pista.
Tu allora corri, e gli occhi li terrai aperti fino al traguardo.
Nel momento in cui decidi d’affrontare la vita a viso aperto sei proprio tu che le vai incontro, e che percorri la strada che tu stesso vuoi sentirti sotto i piedi.

…spedì la lettera senza pensarci troppo, la piegò con decisione e la infilò nella busta. Uno, due, tre francobolli, ché non si sa mai con queste poste. Una volta imbucata si rese conto di non averla firmata. Dimenticanza ? Pudore ? Magari al momento dei “cordiali saluti” si era vergognato di aver scritto tanto di sé e non in un blog, ma su carta, nero su bianco. Bah oramai era andata. In fondo che male c’era a chiedere, a sperare.
Lo dicono tutti che bisogna aver fiducia e la fiducia si sa, è senza età.
Diverse mattine dopo si svegliò presto, come quando da bambino andava a vedere quanto era stato buono. Guardò, scartò quintali di carte colorate ed eccola: “Egregio signor… sono lieto di farle avere quanto da lei richiesto per il 2009…”. Poi più nulla, carta bianca fino ai saluti e alla firma.
Uno spazio bianco da riempire con le proprie speranze è la metafora più bella poiché, in quello spazio, ciascuno può essere libero di vedere ed inseguire ciò che vuole.

Sul display della bilancia un impietoso 90. E ancora non si era seduto alla tavola delle feste.
Via le scarpe, via tutto quello che aveva in tasca: chiavi del SUV, chiavetta internet, chiavi di casa, blackberry. E anche l’ipod, il pendrive, il portafogli (2 carte di credito, 2 bancomat, una revolving, 3 prepagate, 4 fidelity cards, una memory card di riserva). Ed ecco un più caritatevole 89. C’era bisogno di un’azione più decisa, avviò il sistema e giù un bel colpo di spugna a tutto quello che finiva in …mente, in …ziaria, in …zione, in …ura, in …gramma, tutti gli ismi, compresi gli inglesismi. Via le citazioni, via le ripetizioni, gli ossimori, le metafore, le simbologie, le sinergie, le frasi apocalittiche. Salì sul palco, piano piano. E questa volta niente scricchiolii. Aggiustò i microfoni e cominciò a parlare.
Uno dei desideri che i pubblicitari condividono con tutti gli italiani è sentire parole nuove anche in politica. Ma per costruire un nuovo lessico occorre buttare via il vecchio.
Non solo non voleva entrare, ma sentiva che nemmeno ci sarebbe riuscito, visto che le gambe gli rimanevano ferme, fuori controllo. Davanti a lui, tante schiene a zainetto tutte uguali che correvano verso il loro primo giorno di scuola. Sulla sua guancia infreddolita dal mattino, sentì la mano calda della mamma: fu quella carezza che gli fece fare il primo passo.
La sveglia suonò sempre con lo stesso trillo, ma come ogni lunedì mattina aveva quella dose aggiuntiva di perfidia nello scandire non solo l’ora esatta, ma anche quelle che sarebbero dovute trascorrere fino al prossimo week-end. Il lunedì hai sempre più freddo, e più sonno. Sulle tue labbra ancora impegnate nel mugugno, si stampò il bacio dolce dell’amore della tua vita. Il primo giorno della settimana all’improvviso ebbe tutto un altro sapore.
Il primo dell’anno, così come ogni nuovo inizio, affascina e spaventa. Ma anche un piccolo gesto, compiuto e/o ricevuto al momento giusto, rende ogni inizio unico ed irripetibile.
A te che hai trovato questo messaggio nella bottiglia,
dico che sono naufrago su un’isola sperduta nell’oceano. All’inizio pensavo che non ce l’avrei fatta: poco cibo, coperto di stracci, sempre solo con i miei pensieri che spesso percorrevano il mare ben oltre l’orizzonte. Poi piano piano mi sono dato da fare: ho tirato su una capanna, ho mangiato frutta, ho cacciato piccoli animali. Non ho mai mollato: sono sopravvissuto, che a volte è il primo piccolo passo per tornare a vivere. E adesso che stai leggendo queste righe vuol dire che qualcuno mi verrà a cercare.
Il comandante guardò il mare davanti a sé come se, fissandolo intensamente, potesse veder comparire l’isola. L’isola non comparve. Tuttavia, dopo qualche attimo di silenzio, indicò al suo vice delle nuove coordinate. La prua della H.N.Y. 2009 si mosse allora alla ricerca di ciò che ancora sembrava non esistere.
Il parallelo con Robinson dopo un anno così tempestoso non poteva mancare, l’isola è la vita di questi tempi e il lieto fine è compreso nella trama.
Ndr. Questi microracconti, usciti dalla penna di giovani scrittori, sono assolutamente inediti, sono stati scritti per regalare un augurio speciale ai clienti e agli amici di Ape.